Fine d’anno sotto le attese

Ultimo aggiornamento: 09.01.2026, 14:21

© Ti-Press

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Dopo i buoni risultati registrati a cavallo della stagione estiva, i commercianti confidavano anche in un finale d’anno positivo; gli ultimi dati disponibili riflettono invece una situazione sottotono. Le frizioni emergono chiaramente analizzando l’evoluzione degli affari e le vendite, i cui indici hanno segnato una flessione a dicembre. L’analisi della gestione delle scorte, giudicate nuovamente troppo elevate, avvalora il quadro di un’attività in fase di indebolimento.
Significativo pure il dato sull’occupazione: se in ottobre si prevedeva una crescita degli impieghi, a dicembre molti commercianti si sono ritrovati con livelli di personale eccessivi. In Ticino, seppur con dinamiche diverse, le difficoltà accomunano piccoli esercizi e negozi medio-grandi. Anche in Svizzera emerge un periodo di fine d’anno un po’ sotto le attese, ma la situazione appare più stabile e i segnali di difficoltà risultano un po’ meno accentuati, anche in prospettiva.


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Situazione degli affari

Le aspettative verso gli ultimi mesi del 2025, rilevate dall’ultima inchiesta trimestrale svolta in ottobre, mostravano una maggioranza relativa di commercianti ancora fiduciosi rispetto all’evoluzione futura degli affari [F. 1]. In Ticino, il saldo inerente alle proiezioni per i prossimi mesi si manteneva su valori chiaramente positivi, pur evidenziando una lieve flessione rispetto a luglio. Questa fiducia, condivisa a livello nazionale, rifletteva una certa attesa positiva per il periodo delle Feste.

Tuttavia, secondo i dati raccolti nelle inchieste mensili successive e inerenti all’andamento degli affari negli ultimi tre mesi restituiscono una dinamica di segno opposto: dopo un consolidamento dell’evoluzione degli affari osservato fino a novembre, i dati di dicembre segnano invece un’inversione di tendenza, riportando il saldo su valori negativi [F. 2]. In Svizzera il quadro appare leggermente migliore, con un peggioramento di fine anno un po’ meno marcato.

A livello cantonale, l’inversione di tendenza è stata particolarmente marcata tra i negozi di dimensioni medio-grandi. Nonostante in ottobre questa categoria fosse ancora quella che si esprimeva con toni piuttosto ottimisti guardando ai prossimi mesi, l’andamento successivo ha deluso le attese: dopo un progressivo peggioramento, i dati di dicembre mostrano solo un parziale recupero. Questo andamento conferma un cambiamento di rotta rispetto alla dinamica positiva osservata fino al termine dell’estate. Anche per i piccoli esercizi l’evoluzione degli affari appare in chiaroscuro: sebbene in questo caso la fiducia fosse già meno solida in ottobre, l’andamento riscontrato dalle inchieste mensili si è poi confermato decisamente volatile, tornando inoltre in territorio negativo a dicembre dopo un recupero a novembre.

In Svizzera, tra i negozi medio-grandi l’indice relativo all’evoluzione degli affari rimane in territorio positivo, nonostante il lieve calo di fine anno. Tra i piccoli negozi, seppur in maniera meno acuta rispetto al Ticino, emerge anche a livello nazionale una situazione più altalenante.

Affluenza di clienti e volume delle vendite

L’indice relativo all’affluenza di clienti risulta ancora decisamente positivo tra i negozi medio-grandi, in modo particolare in Ticino [F. 3]. In particolare, l’indice ha mostrato segnali di miglioramento anche tra i piccoli negozi, con saldi prossimi alla parità sia in agosto sia, soprattutto, in novembre. Anche in questo caso l’ultimo dato di dicembre è invece negativo.

Per contro, l’andamento delle vendite delinea scenari più sfaccettati [F. 4]. Tra i negozi medio-grandi il risultato è ancora positivo, sebbene contenuto se rapportato alla buona affluenza di clienti o ai risultati del periodo estivo. Tra i negozi piccoli si osserva, in maniera simile al’indice inerente all’evoluzione degli affari, una crescita fino a novembre seguita da risultati negativi a dicembre.

A livello nazionale i dati sull’affluenza non segnalano variazioni di rilievo, mentre i dati sulle vendite mostrano un progressivo miglioramento, soprattutto tra i negozi medio-grandi, confermato anche a dicembre.

In sintesi, dai risultati delle indagini del KOF emerge che, soprattutto in Ticino, si accentua una certa discrepanza tra l’affluenza di clienti e l’effettivo volume degli acquisti.

Scorte, prezzi e clima di fiducia

Secondo i dati del KOF raccolti in ottobre, la maggioranza dei negozi medio-grandi aveva ancora indicato un aumento degli acquisti di rifornimento o di riassortimento rispetto all’anno precedente, riflettendo l’ottimismo evidenziato in precedenza. Mentre i piccoli negozi mostravano una posizione più prudente, con un saldo prossimo alla parità.

L’indice inerente alla valutazione delle giacenze attuali evidenzia tuttavia una criticità: a dicembre, la maggioranza relativa di commercianti ticinesi giudica le scorte “troppo elevate” [F. 5]. La dinamica tra i negozi medio-grandi è emblematica: dopo che a fine estate le giacenze erano tornate finalmente a essere valutate come “sufficienti”, la leggera ripresa delle ordinazioni registrata in ottobre sembra aver portato a un eccesso di invenduti, riflesso diretto delle vendite inferiori alle attese.

Questo accumulo di merci sembra persistere nonostante in generale le aziende del settore abbiano ancora una politica dei prezzi relativamente conservativa, orientata quindi alla stabilità o, addirittura, al ribasso dei prezzi. Infatti, sempre secondo i dati raccolti dal KOF, in ottobre i negozi medio-grandi avevano preannunciato delle possibili riduzioni di prezzo, probabilmente pensando a dei momenti puntuali come il “black friday”. La stabilità dei prezzi è confermata dall’Indice dei Prezzi al Consumo (IPC), fermo a 107,0 punti come l’anno scorso. A pesare sull’evoluzione attuale pesa anche il clima di fiducia dei consumatori che, nonostante un parziale recupero, si attesta su valori negativi (-30 punti), confermando una particolare sensibilità verso le incertezze del contesto internazionale.

Occupazione

Infine, anche i dati relativi all’occupazione sono in linea con la lettura proposta sinora: le sensazioni in prospettiva raccolte in ottobre −che suggerivano una possibile crescita degli impieghi, specie tra i negozi medio-grandi− sono invece poi state smentite nei risultati degli ultimi mesi [F. 6], [F. 7]. I dati inerenti alle valutazioni attuali dei livelli d’impiego indicano infatti, anche in questo caso, un cambio di scenario. La carenza di personale segnalata tra settembre e ottobre si è rapidamente trasformata in livelli d’impiego “troppo elevati”, nonostante il picco stagionale legato alle Feste. Tale discrepanza riflette un disallineamento tra le assunzioni pianificate sulla base di previsioni relativamente ottimistiche e l’effettivo andamento delle vendite di fine anno.

A livello nazionale, le inchieste del KOF non rilevano criticità analoghe, delineando un quadro di maggiore stabilità. I dati della Statistica dell’impiego (Statimp), disponibili però solo a livello nazionale, mostrano tuttavia una trasformazione strutturale in corso: a fronte di una stabilità complessiva, si osserva un calo degli impieghi a tempo pieno accompagnato, parallelamente, da un aumento dei posti a tempo parziale. I posti vacanti si attestano da diversi trimestri attorno alle 10.000 unità (pari a un tasso dell’1,6%) e risultano in flessione rispetto agli anni 2022-2023, quando oscillavano attorno alle 15.000 unità.

Questa evoluzione verso forme contrattuali più ridotte e il calo della domanda di forza di lavora potrebbero riflettere la persistente incertezza del contesto economico. In questo quadro affiorano però anche dei segnali di maggiore prudenza: le politiche di gestione del personale attuali, al pari di quelle inerenti alla gestione delle scorte, sono anche degli indizi di come le dinamiche di mercato di breve termine siano attualmente preminenti nelle scelte aziendali.

L’opinione

A cura di Lorenza Sommaruga, Presidente Federcommercio

Il 2025 è stato un anno nuovamente difficile. Nel primo semestre alcuni segnali sembravano indicare un possibile miglioramento rispetto al 2024, mentre i dati di fine anno hanno smorzato questo flebile ottimismo. Come rilevato anche nell’analisi, l’affluenza nelle città è rimasta complessivamente buona, ma questo non si è tradotto in un corrispondente aumento dei volumi di vendita. La stagionalità delle vendite non segue più i modelli abituali e rende sempre più complessa la pianificazione. Ad esempio, in vista del periodo natalizio, molti negozi si sono approvvigionati di conseguenza, aumentando se necessario anche la forza lavoro: ottobre è stato un mese di preparativi, novembre è apparso incoraggiante, complice anche l’ottima affluenza legata alle iniziative del Black Friday. Tuttavia, dicembre si è rivelato nuovamente difficile e non ha soddisfatto appieno le aspettative. Soprattutto per i piccoli negozi, che sono portati a specializzarsi sempre di più, il risultato stagionale dipende in misura crescente dai prodotti proposti. Inoltre, alcuni comparti risentono più di altri della concorrenza degli acquisti online e degli acquisti oltre frontiera.

Resta il fatto che siamo confrontati con un profondo cambiamento strutturale. Gestire un negozio al dettaglio richiede oggi delle capacità e delle attenzioni sempre più specifiche: nella gestione delle scorte, nella ricerca di nuovi articoli, nella comprensione delle tendenze, nel miglioramento del servizio al cliente e nel controllo dei costi fissi. Sono degli sforzi indispensabili per mantenere le aziende in salute e garantire i posti di lavoro. I margini di profitto per gli imprenditori sono sempre più stretti, nonostante ciò le chiusure che avvengono sono per lo più legate a fattori generazionali più che a fattori economici. Inoltre, occorre sottolinearlo, queste chiusure vengono quasi sempre seguite dall’ingresso di nuove idee e nuove iniziative imprenditoriali, contribuendo al continuo rinnovamento del tessuto commerciale urbano. Per il 2026, l’auspicio è che le condizioni di mercato possano stabilizzarsi e che la fiducia dei consumatori si rafforzi, permettendo a questi sforzi imprenditoriali di tradursi in risultati più solidi e sostenibili nel tempo.

Fonti

Fonte statistica

Quasi tutte le domande delle indagini KOF sono di carattere qualitativo. Gli operatori esprimono un’opinione relativa all’evoluzione oppure allo stato di una variabile significativa dell’andamento dell’azienda nel proprio mercato, secondo in genere tre modalità di risposta (+, =, -).

Per l’analisi congiunturale è consuetudine utilizzare il saldo di opinione tra le due modalità estreme (+ e -), trascurando la modalità neutra (=).

Il saldo tende a descrivere sinteticamente il senso preponderante di variazione della variabile analizzata. Nel caso di un saldo significativamente positivo (o negativo) alla domanda circa la variazione della cifra d’affari, si potrà concludere che tale variabile nel trimestre di riferimento sia verosimilmente aumentata (o diminuita).

È fondamentale, comunque, considerare che questa conclusione sarà tanto più robusta quanto maggiore risulterà il saldo, in quanto esso e le sue variazioni sono sempre da intendere quali indicatori di tendenza e non quali variabili quantitative discrete.

Commenti e grafici

Ufficio di statistica del Cantone Ticino (Ustat)

Informazioni

Eric Stephani
Settore Economia, Ufficio di statistica
Tel: +41 (0)91 814 50 35