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Ultimo aggiornamento: 08.04.2026, 11:59
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I dati del KOF illustrano un settore bancario in salute, abbinato a un certo ottimismo per i prossimi mesi. Nonostante le recenti flessioni delle piazze di Zurigo e Ginevra, la situazione degli affari nelle banche in Ticino è in miglioramento. Gli istituti cantonali, tuttavia, si mostrano più sensibili alle dinamiche congiunturali rispetto a quelli elvetici, come dimostrano le maggiori fluttuazioni di domanda, occupazione e volumi. Sul fronte occupazionale il dato cantonale diverge da quello nazionale: in Ticino prevale la sensazione di un organico eccessivo, ma le previsioni restano caute. A livello nazionale, invece, si segnala un’insufficienza di personale, con previsioni di aumento nel prossimo trimestre. Tuttavia, la carenza di manodopera torna a essere percepita come un ostacolo anche da una quota crescente di istituti ticinesi. Infine, l’andamento positivo dei volumi nei capitali gestiti e nella negoziazione titoli si riflette positivamente sulla redditività delle commissioni; al contrario, l’aumento dei crediti accordati si confronta con i margini ridotti, probabilmente legati ai bassi tassi d’interesse.
In Svizzera e in Ticino
Secondo le ultime rilevazioni congiunturali del KOF, lo stato di salute del settore bancario ticinese si conferma positivo e in miglioramento: oltre otto istituti su dieci giudicano positivamente l’attuale situazione degli affari [F. 1]. A livello nazionale, dopo un periodo di andamento simile a quello cantonale, i dati di marzo segnalano un’inversione di tendenza: la quota di giudizi positivi si riduce leggermente, pur mantenendosi in maggioranza relativa.
Positiva in Ticino è anche la valutazione degli affari nel trimestre precedente, condivisa dalla maggioranza relativa degli istituti, in linea con il dato nazionale. L’andamento è favorevole sull’arco dell’ultimo semestre, sebbene, con l’ultima indagine di marzo, l’atteggiamento fiducioso emerso sulla situazione attuale risulta parzialmente ridimensionato dal giudizio sugli ultimi tre mesi, in flessione sia in Ticino che in Svizzera.
Sul fronte delle aspettative per i prossimi sei mesi prevale un moderato ottimismo, più marcato in Ticino che a livello nazionale. Il miglioramento della situazione attuale sembra riflettersi anche sulle proiezioni: a marzo le aspettative ticinesi segnano un recupero, mentre quelle nazionali continuano a calare.
Confronto tra le piazze finanziarie
Dal confronto con le principali piazze finanziarie svizzere, emerge un quadro complessivamente favorevole, sebbene Ginevra mantenga da un trimestre un umore più positivo rispetto a Zurigo. Tuttavia, dopo un avvio d’anno promettente, entrambe le piazze d’Oltralpe hanno registrato una flessione nel numero di giudizi positivi sulla situazione attuale, divergendo dalla dinamica del Ticino [F. 2].
Il consuntivo dell’ultimo trimestre evidenzia una flessione comune a tutti e tre i poli. Ciononostante, le traiettorie di Ticino e Ginevra appaiono più affini: dopo aver toccato a febbraio i massimi dell’ultimo biennio, i rispettivi saldi rimangono superiori a quello di Zurigo, che si mantiene comunque in territorio positivo.
Anche sul fronte delle aspettative, Ticino e Ginevra consolidano il primato sulla piazza zurighese, dove l’ottimismo di fine anno ha ceduto il passo a una maggiore cautela e a un clima di incertezza.
L’analisi della domanda evidenzia dinamiche eterogenee, fortemente influenzate da un contesto macroeconomico incerto. Nel comparto dei privati residenti, la domanda svizzera risulta stabile e persistentemente positiva, con flessioni solo puntuali. Il Ticino, invece presenta una dinamica più volatile, alternando fasi positive e negative; a marzo il saldo risulta comunque positivo, in linea al miglioramento generale della situazione degli affari [F. 3].
La domanda delle aziende ha vissuto un ultimo semestre diviso in due fasi: un andamento meno favorevole a fine 2025, con il Ticino che registra una maggioranza di voci negative, seguito da un miglioramento nel primo trimestre 2026, più accentuato su scala nazionale.
Relativamente alla clientela estera, l’ultimo trimestre ha rimescolato le carte: a fronte di un peggioramento del saldo nazionale, il Ticino ha registrato un miglioramento. Nell’ultima rilevazione le due aree convergono su livelli analoghi, annullando il divario dei mesi precedenti.
Globalmente, la domanda di prestazioni è giudicata in aumento, trainata in particolare dalla componente domestica. Tale tendenza trova riscontro nella quota di istituti che indicano l’insufficienza della domanda come freno alle attività, un ostacolo che, seppur presente, in gennaio appariva meno diffuso rispetto alle indagini precedenti, sia in Ticino che in Svizzera.
L’analisi della dinamica occupazionale rivela una divergenza significativa tra il contesto cantonale e federale. In Ticino, fino a sei mesi fa, la maggioranza degli istituti giudicava eccessivo il numero di occupati, riportava un calo del numero di impieghi già nel trimestre precedente e prevedeva ulteriori tagli [F. 4]. Dopo una fase di stabilizzazione, i primi mesi del 2026 hanno portato a una situazione di neutralità, sebbene a marzo sia riemersa una lieve prevalenza di istituti che ritiene l’occupazione eccessiva. Le aspettative a breve termine si mantengono caute.
In Svizzera, al contrario, nel primo trimestre 2026 sono in leggera maggioranza gli istituti che segnalano un’insufficienza di personale coerente con l’indicatore della “scarsità di manodopera”. È interessante notare come questo problema, da oltre un paio d’anni più avvertito in Svizzera, stia iniziando a rimanifestarsi anche in Ticino: a gennaio, circa il 20% degli istituti lamentava questa difficoltà. Il fatto che coesistano sensazioni di organico eccessivo e scarsità di manodopera suggerisce un contesto strutturale complesso, caratterizzato da diversi fattori, tra i quali l’invecchiamento demografico da un lato e la ricerca di profili qualificati e specializzati dall’altro.
I dati di gennaio evidenziano un quadro di forte espansione dei volumi. La quasi totalità degli istituti ticinesi segnala un aumento dei capitali gestiti [F. 5], supportato da una situazione degli affari favorevole. Questo incremento potrebbe essere trainato in parte dal rialzo del valore dei beni rifugio: l’oro e il franco forte, beneficiando delle tensioni internazionali, potrebbero aver aumentato il valore (nominale) delle masse depositate. Parallelamente, l’aumento delle transazioni sui titoli potrebbe essere legato alla volatilità dei mercati che potrebbero spingere verso nuove opportunità di investimento o verso una riallocazione dei capitali.
Questa dinamica si riflette direttamente sulla redditività: il risultato d’esercizio è in crescita nel comparto delle commissioni e delle attività di negoziazione, coerentemente con l’aumento delle masse gestite e dei volumi di compravendita titoli [F. 6].
Il comparto dei crediti accordati presenta invece una lettura più complessa: nonostante l’inversione di tendenza positiva tra ottobre e gennaio in Ticino, l’aumento dei volumi è accompagnato da una flessione del risultato d’esercizio derivante dagli interessi. Ciò confermerebbe la persistente pressione sui margini nel settore dei crediti, legata a uno scenario di tassi di riferimento nulli che limiterebbero la redditività dell’intermediazione creditizia tradizionale.

A cura di Franco Citterio, Direttore Associazione Bancaria Ticinese (ABT)
Se sei mesi fa segnalavamo che “la congiuntura del settore bancario è contraddistinta da una situazione geopolitica complessa che ha determinato un quadro economico nuovamente molto instabile”, nel frattempo le varianti macroeconomiche si sono complicate di parecchio. Ai conflitti in Ucraina e in Palestina si è aggiunta la crisi in Iran che rischia di trascinare l’intero Medioriente in una guerra dai confini molto allargati, con conseguenze economiche difficilmente prevedibili. In generale, gli investimenti finanziari reagiscono con un’alta volatilità delle quotazioni borsistiche e rendono gli investimenti ad alto rischio. Tutto sommato però nel 2025 i principali indici azionari hanno chiuso l’anno in positivo.
L’ottimismo è stato sostenuto da un contesto macroeconomico più stabile, dall’aspettativa di un graduale allentamento monetario e dal continuo entusiasmo per le tecnologie legate all’Intelligenza Artificiale. Tra gli elementi che hanno mosso maggiormente i mercati spiccano la politica commerciale e i dazi statunitensi, in grado di imprimere shock momentanei sugli asset rischiosi, successivamente recuperati in modo tempestivo.
Alla situazione internazionale che sta determinando una forte instabilità dei mercati si contrappone una congiuntura svizzera che nonostante tutto sta ancora registrando una tendenza in crescita sia sul lato dei consumi che degli investimenti. I bassi tassi d’interesse creano tuttora la base per nuove iniziative, specialmente in campo immobiliare: i crediti ipotecari sono in continua crescita, evidenziando una solida situazione nonostante criteri di concessione imposti dalla FINMA sempre più severi.
A questo proposito gli istituti bancari segnalano le norme sempre più severe di BNS e FINMA in tema di fondi propri e di liquidità che tendono a rendere più difficoltosa e onerosa la ricerca di nuovi affari. Il mondo bancario attende con interesse le imminenti decisioni del Parlamento federale per quel che concerne il pacchetto di stabilità “too big to fail”. Le banche condividono in generale le misure volte a rafforzare la stabilità e la fiducia nella piazza finanziaria, a condizione che siano proporzionate e tengano adeguatamente conto delle loro ripercussioni sull’economia reale e sull’occupazione.
Quasi tutte le domande delle indagini KOF sono di carattere qualitativo. Gli operatori esprimono un’opinione relativa all’evoluzione oppure allo stato di una variabile significativa dell’andamento dell’azienda nel proprio mercato, secondo in genere tre modalità di risposta (+, =, -).
Per l’analisi congiunturale è consuetudine utilizzare il saldo di opinione tra le due modalità estreme (+ e -), trascurando la modalità neutra (=).
Il saldo tende a descrivere sinteticamente il senso preponderante di variazione della variabile analizzata. Nel caso di un saldo significativamente positivo (o negativo) alla domanda circa la variazione della cifra d’affari, si potrà concludere che tale variabile nel trimestre di riferimento sia verosimilmente aumentata (o diminuita).
È fondamentale, comunque, considerare che questa conclusione sarà tanto più robusta quanto maggiore risulterà il saldo, in quanto esso e le sue variazioni sono sempre da intendere quali indicatori di tendenza e non quali variabili quantitative discrete.
Ufficio di statistica del Cantone Ticino (Ustat)
Vincenza Giancone
Settore Economia, Ufficio di statistica
Tel: +41 (0)91 814 50 48
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