Nuova prova di resilienza

Ultimo aggiornamento: 08.04.2026, 10:29

© Ti-Press / Francesca Agosta

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Per tutto il 2025 l’andamento economico globale è stato condizionato soprattutto dalla politica commerciale degli Stati Uniti, che ha portato anche molta incertezza. I dati raccolti dal KOF rispecchiavano bene questa evoluzione, caratterizzata negli ultimi mesi da un inaspettato ottimismo, anche grazie a una maggiore chiarezza in termini di accordi commerciali. Il 28 febbraio, con l’inizio degli attacchi di Israele e Stati Uniti contro l’Iran e con la rapida escalation militare, questa situazione è però cambiata drasticamente: la strozzatura allo stretto di Hormuz ha portato rapidamente i prezzi del Brent oltre i 100 USD al barile, alcuni nodi logistici sono stati bloccati e si stanno ricreando le condizioni per una nuova spirale inflazionistica. Questo nuovo conflitto si inserisce inoltre in un momento storico che era già particolarmente fragile e incerto. Tramite gli ultimi dati del KOF di marzo è possibile valutare i primi effetti del conflitto, oltre che contestualizzarli rispetto all’evoluzione antecedente.


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Situazione degli affari

Il comparto manifatturiero, in particolare le aziende più orientate alle esportazioni, ha progressivamente rivalutato la propria situazione degli affari nel corso degli ultimi mesi [F. 1]. I dati raccolti mensilmente dal KOF mostrano bene come il clima degli affari fosse peggiorato tra gennaio e agosto 2025, ma anche come si fosse progressivamente ripreso nel resto dell’anno. Gli ultimi dati raccolti nella prima metà di marzo dal KOF tra le aziende manifatturiere attive in Svizzera, mostrano i primi effetti del conflitto in Medio Oriente: cala, ovviamente, la quota di imprenditori che valutano come positiva la situazione degli affari attuale, e, parallelamente, cala pure l’indice inerente alle prospettive degli affari con un orizzonte a sei mesi [F. 2]. A condizionare l’andamento del comparto sono, anche in questa fase, le aziende prevalentemente attive sui mercati esteri, in maniera ancora più accentuata in Ticino.

Anche l’OCSE nel suo ultimo bollettino congiunturale sottolinea che i principali indicatori economici erano ancora positivi nel 2025 e nei primi mesi del 2026, ma guardando in prospettiva parla anche di una nuova prova di resilienza per l’economia mondiale.

Acquisizione di nuovi ordini e volumi degli ordini

L’indice inerente ai nuovi ordini traccia bene questo progressivo miglioramento, iniziato a ottobre, e anche la contrazione dei primi mesi del 2026 [F. 3]. Tendenza positiva che si ritrova solo parzialmente nell’indice inerente alla soddisfazione dei volumi degli ordini: il saldo migliora ma resta in territorio marcatamente negativo. Pure in crescita, ma più altalenante, l’evoluzione dell’indice dei nuovi ordini riferito alle aziende manifatturiere prevalentemente orientate all’estero. Da rilevare inoltre come l’accenno di miglioramento della valutazione dei volumi degli ordini tra le aziende più esposte verso l’estero sia stato decisamente più contenuto, nonostante il miglioramento in termini di nuovi ordini sia stato simile. Questa tendenza relativamente positiva si interrompe coi dati di marzo, che preannunciano un chiaro calo della soddisfazione rispetto ai volumi degli ordini dall’estero.

Produzione e stock

Un altro indice che mostra bene il progressivo miglioramento di fine 2025-inizio 2026 è quello relativo alla produzione: anche in questo caso i primi mesi del 2026 erano ancora caratterizzati da risultati positivi [F. 4]. Tendenza positiva che evidenziava in particolare una notevole accelerazione tra le aziende prevalentemente orientate all’estero, in modo particolare a febbraio. Diversamente dagli altri indicatori, questo indice si mostra ancora positivo anche nei dati di marzo. Questo aumento della produzione, messo a confronto con i risultati relativi agli stock, potrebbe indicare un disallineamento rispetto al mercato e all’evoluzione della domanda.

Da inizio anno gli indici relativi alle merci in magazzino, tanto di prodotti intermedi quanto di prodotti finiti, sono giudicati da un numero crescente di aziende come “troppo grandi”. Situazione particolare che si ritrova con maggiore frequenza tra le aziende più esposte ai mercati internazionali. Questa scelta strategica trova delle possibili motivazioni sia nell’aspettativa di una ripresa improvvisa della domanda sia nel crescente clima d’incertezza a livello globale. Però, nonostante il miglioramento congiunturale rilevato fino a febbraio, potrebbe darsi che l’evoluzione reale sia poi stata troppo fiacca e così le scorte di prodotti finiti e intermedi siano velocemente diventate da “corrette” a “eccessive”.

Aspettative per i prossimi mesi e occupazione

Guardando i risultati inerenti le aspettative a tre mesi dell’evoluzione di nuovi ordini e produzione, si conferma che tra gennaio e febbraio si erano registrati i valori migliori degli ultimi due anni [F. 5]. I risultati per le aziende attive sui mercati esteri sembrano un po’ sottotono e inferiori a quanto rilevato tra novembre 2024 e gennaio 2025, ma in quei mesi c’era molto fermento da collegare ai tentativi di molte aziende di anticipare l’entrata dei dazi statunitensi. Nel mese di marzo le aspettative in termini di nuovi ordini e produzione sono diminuite, un calo simile si misura anche tra le aziende maggiormente attive all’estero. Infine, cresce visibilmente la quota di aziende che prevede un rialzo dei prezzi di acquisto. Crescita che anticipa l’aumento dei prezzi dell’energia, delle materie prime e, più nel medio termine, un aumento generale dei prezzi. Attualmente le previsioni sui prezzi di vendita sono invece relativamente stabili, anche perché non si possono correggere automaticamente i prezzi di listino, soprattutto quando si è attivi sui mercati internazionali.

Passando al tema degli impieghi, i dati mostrano bene come per tutto il 2025 una quota importante di aziende valutava i propri livelli d’impiego come eccessivi [F. 6]. Rispetto al miglioramento intravisto negli altri indicatori, in questo caso i valori sono diventati un po’ meno preoccupanti solo a inizio 2026. Anche l’indice prospettico era piuttosto negativo fino a fine 2025, per poi riflettere un possibile aumento degli impieghi da inizio 2026. Nonostante questo progressivo miglioramento, la domanda di personale non ha generato particolari problemi e la quota di aziende in difficoltà su questo aspetto è rimasta relativamente contenuta, attorno al 10%. Gli ultimi dati di marzo attestano in questo caso un chiaro peggioramento, in maniera particolare a livello cantonale: oltre un terzo delle aziende è tornato a valutare come eccessivi i propri livelli d’impiego e, contemporaneamente, torna sotto il 10% la quota di aziende che prevede di aumentare gli impieghi nei prossimi tre mesi.

L’opinione

A cura di Stefano Modenini, Direttore Associazione industrie ticinesi (AITI)


Il contesto internazionale segnato da conflitti bellici in corso e l’instabilità geopolitica già presente, non da ultimo a seguito della perversa politica dei dazi avviata lo scorso anno dall’amministrazione americana, complicano e aggravano l’andamento economico. Qualche timido segnale positivo riscontrato prima della fine dello scorso anno si è smorzato rapidamente già all’inizio di quest’anno. In questo momento è probabile che i rilevamenti che saranno fatti nel secondo trimestre dell’anno testimonieranno in maniera ancora più chiara la negativa evoluzione congiunturale; gli ordinativi tuttalpiù potranno marciare forse sul posto. Gli stock di prodotti in magazzino più o meno elevati vanno letti in duplice forma: una schiarita sul fronte dei conflitti bellici e dell’incertezza internazionale potrebbe dare il là a una timida ripresa congiunturale, per la quale le imprese devono mostrarsi pronte. D’altra parte, magazzini più consistenti traducono a livello aziendale il clima d’incertezza attuale e percepito per i prossimi mesi.

L’instabilità che si protrae da qualche anno a questa parte, soprattutto a partire dal periodo della pandemia di Covid, ha già reso più incerto il contesto economico e finanziario, a cascata dalla dimensione internazionale fino a quella regionale. La risposta verso la quale potrà convergere realisticamente l’evoluzione economica per il resto del 2026 dipende in questo momento in buona misura anche dalla durata e dalle conseguenze del conflitto bellico in medio-oriente. Una pacificazione nelle prossime settimane farebbe riassorbire anche in termini economici i costi derivanti dal conflitto. Qualora invece esso dovesse perdurare si potrebbe aprire una fase inflazionistica pericolosa per le diverse economie, con poche eccezioni, che potrebbe condurre persino a una fase di perniciosa stagflazione. Uno scenario meno frequente e che nessuno si augura. Da ultimo, l’occupazione marcia sul posto. Segnale ulteriore dell’ampia incertezza economica che stiamo vivendo.



Fonti

Fonte statistica

Quasi tutte le domande delle indagini KOF sono di carattere qualitativo. Gli operatori esprimono un’opinione relativa all’evoluzione oppure allo stato di una variabile significativa dell’andamento dell’azienda nel proprio mercato, secondo in genere tre modalità di risposta (+, =, -).

Per l’analisi congiunturale è consuetudine utilizzare il saldo di opinione tra le due modalità estreme (+ e -), trascurando la modalità neutra (=).

Il saldo tende a descrivere sinteticamente il senso preponderante di variazione della variabile analizzata. Nel caso di un saldo significativamente positivo (o negativo) alla domanda circa la variazione della cifra d’affari, si potrà concludere che tale variabile nel trimestre di riferimento sia verosimilmente aumentata (o diminuita).

È fondamentale, comunque, considerare che questa conclusione sarà tanto più robusta quanto maggiore risulterà il saldo, in quanto esso e le sue variazioni sono sempre da intendere quali indicatori di tendenza e non quali variabili quantitative discrete.

Commenti e grafici

Ufficio di statistica del Cantone Ticino (Ustat)

Informazioni

Eric Stephani
Settore Economia, Ufficio di statistica
Tel: +41 (0)91 814 50 35