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Giovani

La Legge sul sostegno e il coordinamento delle attività giovanili (legge giovani) del 2 ottobre 1996 definisce il termine “giovani” fissandone con precisione l'età: quella minima a 12 anni e quella massima a 30. Si ritiene infatti che al di sotto dei 12 anni si è ancora bambini e che dovrebbe essere la famiglia il principale punto di riferimento per la loro crescita e per il loro sviluppo. Sopra i 30 si ritiene che la persona dovrebbe aver raggiunto quella maturità e quello sviluppo tali da permetterle una vita autonoma e responsabile. Occorre però tener conto che non è corretto parlare di “giovani” come di una categoria di persone omogenee, classificabili in comportamenti, bisogni e attitudini standardizzati. Si può inoltre affermare che una classificazione rigida e una ricerca di chiarificazione tramite distinzioni omologabili, rischiano di essere superate dagli eventi ancora prima della loro enunciazione. Quindi, quando si vuole ragionare sul tema “giovani” è necessario precisare di chi si parla, soprattutto negli ultimi decenni, dove le corrispondenze tra età e fasi della crescita personale e sociale sono molto mutate.


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